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La prima notte

Finalmente il giorno tanto atteso era arrivato. Dopo diversi mesi di sospiri, di ritardi e di sfuriate, tutto era finito. Aurora si sentiva elettrizzata e al tempo stesso tremendamente in ansia all’idea di passare lì, nella sua nuova casa, la sua prima notte.

La prima notte è speciale – pensava Aurora – lo è come tutte le prime volte. Per quanto spesso non siano le migliori, alla fine quelle esperienze le porterai nel cuore per sempre. Chi mai scorderebbe il primo bacio, il primo giorno di lavoro, il primo amore… eppure, proprio il loro primato non le rende per forza le migliori. Questo accade un po’ per l’ansia che ci procura l’avventurarci in un’esperienza ignota e un po’ perché, quando affrontiamo qualcosa per la prima volta, non abbiamo ancora ben capito come si fa, e ancora meno come funziona. I nostri occhi scintillano di una luce eccitata ed entusiasta, ma forse non sono pienamente capaci di vedere, di assimilare e di soppesare quello che sta davvero accadendo.
Con la mente affollata da questi pensieri, Aurora se ne stava impalata davanti alla porta della sua nuova casa, la borsa in spalla e le chiavi in mano, tese nel gesto di aprire la porta. Eppure restava immobile. Gli occhi le si velarono di lacrime, al di là di quella porta c’era lui ad aspettarla, il suo fidanzato, James…avrebbero vissuto insieme ora. Per quanto fosse felice al pensiero di iniziare la sua nuova vita con lui, non poté fare a meno di ricordarsi della sua vecchia casa, dove viveva con i suoi genitori e i fratelli. Tanti anni, più o meno spensierati, si erano susseguiti ed i ricordi dei momenti passati assieme, in quella vecchia casa, si erano accumulati, come le foglie sul suolo autunnale. Un ciclo si era ormai chiuso, per non tornare più. Per quanto fosse amaro, la vita le imponeva di lasciarsi alle spalle il passato, e compiere un passo verso il futuro.

Aurora scrollò la testa, come a voler ripulire la sua mente da quei pensieri nostalgici. Prese un bel respiro ed aprì. Le luci erano accese, sì, proprio quelle stesse luci che aveva tanto cercato e per cui aveva discusso tanto con gli elettricisti, prima di deciderne il giusto posizionamento. Erano proprio lì, dove le aveva volute. Ed anche lui era lì, con una bottiglia di spumante in mano, ancora vestito con il completo da lavoro. L’aveva aspettata. Appena Aurora entrò, annunciandosi con un quasi familiare «Sono a casa» James stappò la bottiglia facendo schizzare il tappo fin sul soffitto.

«Ben arrivata amore! Evviva! Ecco, ecco, tieni. Forza, brindiamo!»
Aurora fu subito sommersa dall’atmosfera festosa creata da James, prese il bicchiere e lo avvicinò a quello di James, brindando alla loro nuova vita di coppia come conviventi. Bevvero lo spumante ridendo e raccontandosi le rispettive giornate, il tutto accompagnato da un piatto di sushi ordinato online. Tra un boccone e l’altro sentirono un rombo sordo provenire dall’esterno. Si affacciarono alla finestra nuovissima, ancora sprovvista di tende e videro numerose nuvole scure ingombrare il cielo, lievemente illuminato dall’ultima luce dell’imbrunire. Si guardarono in silenzio, prima di scoppiare in una fragorosa risata.
«Sarà una nottata tempestosa» disse Aurora rompendo il silenzio sopraggiunto nuovamente.

La casa era ancora in divenire, qua e là si trovavano scatole piene delle loro vite passate, appoggiate sul pavimento, in attesa di essere riportate alla luce e forse anche un po’ riesaminate. Molte cose invece, avrebbero proprio dovuto comprarle, segno distintivo che qualcosa di nuovo, mai vissuto, stava iniziando. In quella prima notte mancava una cosa fondamentale: il loro nuovo letto, che ancora non era arrivato. Non avevano tuttavia, più tempo per aspettare, così avrebbero dormito nel piccolo divano-letto da una piazza e mezzo, comprato per il piccolo studio di casa. Una stanza senza uno scopo preciso, ma funzionale nella prospettiva di costruire una famiglia più numerosa.

Il rumore della pioggia incessante era coperto solo dal rombo sordo dei tuoni, preceduti da lampi luminosi che invadevano ogni angolo della casa. Aurora non temeva i temporali estivi, anzi, il fatto che fosse luglio la rassicurava. Adorava l’estate e nella vecchia casa aveva passato molto tempo affacciata alla finestra, osservando la furia dei temporali. Adesso però era diverso. Mentre faceva il letto insieme a James, con le loro prime lenzuola matrimoniali, avvertiva correre lunga la sua schiena un brivido di paura. Stare con James la faceva sentire sempre protetta, ma quella notte sarebbero stati soli nell’intero condominio che, esattamente come casa loro, era nuovo. Loro sarebbero stati i primi ad abitarvi e, per ora, anche gli unici. La situazione non era inaspettata, sapevano bene entrambi che sarebbero stati soli e il pensiero non l’aveva mai turbata. Ma in quella notte tempestosa, le prospettive erano cambiate e tutto ora le sembrava stranamente spaventoso. Il vento che ululava nelle scale deserte dell’androne, il rumore battente della pioggia sul tetto, il buio soffuso intorno alla loro casa e soprattutto il silenzio. Il silenzio surreale e penetrante che si sente quando si è completamente soli. Né un cane che passeggia, né la televisione ad alto volume del vicino, nessun vociare di passaggio fuori dalla porta. Niente.

Aurora guardò James senza dire una parola, le sue labbra si incresparono appena e James riconobbe quel tremito sommesso. «Una serata tranquilla per cominciare, vero?» disse lui, cercando si smorzare un po’ la tensione. Aurora lo ringraziò dentro di sé per aver rotto il silenzio e con esso lo scorrere imperioso dei suoi pensieri.
«Si, fa un po’ paura, non trovi? Cioè, alla fine essere soli così… mette un po’ d’ansia…»
James raggiunse il lato del letto di Aurora e la abbracciò forte. In contatto tra i loro corpi caldi la calmò. C’era lui, c’era James, tutto sarebbe andato per il meglio. Si prepararono e si sdraiarono nel letto, uno abbracciato all’altra. Il tempo fuori non migliorava: vento, pioggia e fulmini erano i loro compagni per quella notte. Il materasso del divano letto era sottile e per nulla comodo, le lenzuola, troppo grandi per un letto da una piazza e mezzo, si arrotolavano da ogni angolo. Aurora sentiva l’ansia crescere. Per quanto avesse desiderato l’arrivo di quella casa, la loro casa, tutto le sembrava estraneo o distante, nulla “sapeva di casa”.
«James, dormi?»
«No amore, dimmi.»
«Quanto tempo ci vorrà?»
«Quanto tempo ci vorrà per cosa?»
«Perché sia davvero casa.»
Aurora sapeva che James non aveva la stessa sensibilità di cui era dotata lei e forse non avrebbe capito del tutto, ma sapeva anche che era una persona dall’animo gentile e che la conosceva bene, perciò lei aveva comunque posto quella domanda.
«Poco amore, impegniamoci ogni giorno per costruire ricordi felici e vedrai che in un attimo ti sentirai a casa.»
James la strinse forse, Aurora sapeva che lui avrebbe voluto fare l’amore, ma quella notte era già stata talmente colma di emozioni che non c’era spazio per altro, si poteva solo restare ad ascoltare quella loro prima notte che passava.

Aurora chiuse gli occhi con il cuore ancora pesante, seppur sollevato dalle parole di James. Era stanca e il sonno stava per prenderla, quando all’improvviso scattò un allarme antintrusione da un appartamento di un edificio vicino. Aurora spalancò gli occhi, restando immobile, l’adrenalina le scorreva nelle vene. James, ancora mezzo addormentato, le disse di stare tranquilla, che i vicini avrebbero spento al più presto la sirena. Ma il tempo passava e la sirena continuava a squarciare la notte sovrastando persino il rumore del temporale. Aurora era in apprensione, e si alzò a sedere sul letto, intimando a James di fare lo stesso.
«Ti prego andiamo a vedere dalla finestra. Se fossero entrati i ladri e gli abitanti avessero bisogno di noi?»
«Andiamo a vedere… ma sarà scattato per errore, stai tranquilla.»
Arrivati alla finestra, si affacciarono. L’appartamento di fronte al loro era illuminato, la sirena luminosa continuava a suonare. Sotto la pioggia battente, un’ombra si mosse sul balcone sferzato dal vento. Per un attimo rimasero entrambi con il fiato sospeso. La figura si alzò e la sirena, finalmente, si zittì. L’uomo che emerse alla luce della debole illuminazione esterna fece un cenno con il braccio, come a ringraziarli per il loro interessamento.
James si girò verso Aurora: «Tutto è bene quel che finisce bene. Andiamo a dormire, che è tardi.»
Già – pensò Aurora – era tardi e quella notte, quella prima notte, aveva tutta l’aria di voler essere, come tante “prime” volte, rocambolesca e memorabile.

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