Novel

Pitagora

Carola stava osservando il monitor del computer immobile. Il suo viso, illuminato dal chiarore dello schermo, baluginava nell’oscurità della casa, mentre il suo sguardo continuava a correre su quelle ultime poche parole di testo, quasi avesse bisogno di confermare ciò che stava leggendo, ancora e ancora.
“Gentile cliente, la informiamo che il suo appuntamento fissato per mercoledì 17 aprile alle ore 14 è stato confermato. La preghiamo di giungere presso lo studio con qualche minuto di anticipo per permettere il puntuale inizio del consulto.”
Era fatto. Dopo tanto pensare ed interrogarsi, alla fine aveva ceduto ed aveva prenotato il suo primo e forse ultimo, consulto astrologico.
Tutto era cominciato qualche mese prima, quando la sua amica Daisy le aveva parlato di quanto fosse bravo questo fantomatico astrologo.

«Ma bravo a fare cosa di preciso?» Aveva chiesto Carola con sguardo perplesso ed interrogativo.
Daisy la guardava con un po’ di compatimento, il cocktail dell’aperitivo in mano, le gambe lunghe, accavallate, vestita elegante e perfettamente truccata. Daisy era così, come le protagoniste delle soap opera americane: bella, ricca, bionda e non dotata di un’intelligenza brillante, ma Carola le voleva bene lo stesso.
Daisy schioccò la lingua, alzò gli occhi al cielo e posando il suo calice iniziò a spiegare.

«Ti facevo più colta… Non mi dirai che pensi che l’astrologia si limiti ai trafiletti di oroscopo scritti sui giornali di moda!?»
Carola, di tutta risposta fece spallucce.

«Santo cielo! Bè, dimenticati ogni cosa che pesavi di sapere sull’astrologia, perché sicuramente non è come credi. In realtà l’astrologia è una scienza, si esatto, scienza, molto antica e per secoli insegnata nelle università. Tanto ambita e prestigiosa da andare a braccetto con la matematica e la fisica. La maggior parte dei più famosi e geniali matematici della storia erano anche astrologi. Comunque, per farla breve, era una materia di studio troppo pericolosa, non solo in grado di aiutare le persone a conoscersi, ma anche in grado di comprendere cosa sarebbe stato più probabile che accadesse. Non è un’arte divinatoria, è l’applicazione e l’interpretazione degli effetti fisici che I pianeti hanno sulla Terra e su ognuno di noi. Un esempio semplice lo troviamo nella Luna, il suo moto e la sua posizione rispetto alla Terra modifica le maree. Il suo effetto è così evidente sulla Terra semplicemente perché è il pianeta a noi più vicino.»
Carola ascoltava Daisy interessata, non avrebbe mai pensato che la sua amica avesse certe conoscenze e per quanto non si fidasse appieno le sembrava tutto molto plausibile.

«Insomma, alla fine l’astrologo calcola come erano posizionati i pianeti nel momento in cui sei nata e dove si trovano adesso, in base a questo può suggerirti o meglio spiegarti perchè stai vivendo certe situazioni, sia emotivamente che materialmente. Ma non ci sono parole per spiegare, devi provare!»

Ovviamente Carola non aveva affatto intenzione di provare, almeno così le sembrava razionalmente, ma un piccolo tarlo aveva attecchito nel suo animo. Erano mesi che si sentiva strana, avvertiva una certa inquietudine interiore. Inoltre le cose che amava fare le sembravano inutili e prive di gioia. Percepiva come se un velo nero, sottile ma compatto si fosse posato sulla sua pelle ad impedirle di sentire il calore della luce del sole e la freschezza dell’acqua di fonte.
Con queste sensazioni ad accompagnarla iniziò a pensare che forse, come aveva detto Daisy, un astrologo avrebbe potuto dare un nome a quel suo malessere. Ma appena si accingeva ad alzare la cornetta e chiamare, la sua parte razionale le gridava che quelle cose sono da stupidi, che i maghi non esistono e che, se proprio voleva parlare con qualcuno forse sarebbe stato meglio chiamare un medico.
Così passarono i giorni, in un’altalena di “chiamo l’astrologo” o “non chiamo l’astrologo” che la faceva sentire frivola e ingenua come quando, da piccola, affidava ai petali di un fiore l’amore che pensava di nutrire per il ragazzo del momento.

Una sera Carola tornò tardi dal lavoro, entrò in casa lasciando le luci spente, aveva solo voglia di mettersi il pigiama e sprofondare nel piumone, ma entrando notò uno strano chiarore ad illuminare la sala e la cucina. Proseguì cauta, impaurita che ci potesse essere un intruso, ma spostando lo sguardo verso la fonte di luce si accorse che dalla finestra entrava, senza dover chiedere il permesso, il candore di una luna piena e molto luminosa. Per attimo rimase a bocca aperta. “Da quanto tempo non mi fermavo a guardare il cielo? Stanotte la luna è così bella…” pensò avanzando nel balcone che affacciava su un piccolo parco di quartiere.
Con il viso volto al cielo, Carola rimase ad osservare la bellezza della luna e delle stelle. Poco dopo, sotto quella stellata primaverile, Carola pensò di nuovo all’astrologo. Lei era sempre stata una persona cauta, razionale e responsabile, non poteva davvero credere all’astrologia. Eppure quel cielo così bello sembrava chiederle di fidarsi, di osare, una volta tanto.
Così si era ritrovata davanti al suo computer, a fissare l’appuntamento presso lo studio dell’astrologo di cui le aveva parlato Daisy. Una settimana la separava dall’evento tanto atteso ed in parte temuto.
Per i giorni successivi Carola si interrogò su cosa avrebbe trovato seduta a quella scrivania: “l’astrologo le avrebbe predetto il futuro? Oppure le avrebbe solo parlato del suo presente? Oppure avrebbe farneticato a caso cercando di toccare un tasto a lei sensibile, come da manuale degli impostori?”
Nonostante tutto Carola si sentiva eccitata, forse l’astrologo le avrebbe svelato un segreto della sua famiglia di cui lei nemmeno sospettava l’esistenza, o magari l’avrebbe accolta gridando che lei era un’anima nobile, tornata ad aiutare il prossimo o altre profezie. Era davvero curiosa.

Il giorno dell’appuntamento arrivò e Carola si trovò a suonare il campanello dorato di uno studio molto elegante situato in un palazzo storico nel quartiere centrale della sua città. Lo studio sembrava quello di un professionista affermato nel suo campo e riconosciuto da tutti.
L’apertura automatica della porta collegata al campanello la fece scattare. Carola entrò e si sedette su una delle sedie rivestite della piccola sala d’attesa, su un tavolino in un angolo vi era una brocca di tè e un porta biscotti colmo, a disposizione dei clienti. Un gesto carino, segno di un’ospitalità sentita e calorosa.
Qualche minuto più tardi la porta di legno dello studio si aprì, ne uscì un uomo di mezz’età in completo, molto elegante, stava dando la mano alla figura accanto a lui, rimasta ancora all’interno della stanza.
Carola osservò l’uomo, al polso aveva un bel l’orologio, nell’altra mano una borsa, di marca, probabilmente contente un portatile. Era il prototipo dell’uomo di successo integrato nella società, un buon padre di famiglia di cui nessuno potrebbe dubitare, eppure stava uscendo dallo studio di un astrologo. Carola iniziò a percepire una sensazione di disagio, forse lei non si era mai soffermata a riflettere su quali segreti potessero vivere ed insidiarsi nella pieghe sottili della vita di un uomo. Oppure l’astrologia non era affatto scomparsa come avrebbe voluto la Chiesa secoli prima, forse, nonostante tutto, era sopravvissuta per le menti elette che sapevano andare oltre i dettami di una società sempre più frivola ed assolutista.
L’uomo si congedò, si voltò verso Carola e la salutò con un cenno del capo, lei rispose, il cuore in gola, era agitata. Stava per vedere il volto dell’astrologo che tanto la incuriosiva e stava per approcciarsi ad un mondo che aveva sempre considerato lontano ed oscuro, folle ed anacronistico.
Ad emergere da dietro la porta di legno scuro fu la figura eretta e solida di un uomo affascinante. Il volto pulito, dai lineamenti dolci, interrotti solo da una mascella squadrata, capace di conferire forza al volto. Occhi fiammeggianti di passione e di gioia di vivere illuminavano la fronte  bordata da un folto ciuffo di neri capelli mossi. Indossava uno spezzato, per rendere meno serio l’abbigliamento e differenziarsi dai “Salary man” indossava una camicia dai colori sgargianti, denotando una vena di creatività.
Carola si alzò, facendo qualche passo verso di lui, rivolse il viso, arrossato, verso il pavimento. Doveva calmarsi, la vista dell’uomo, così diverso dalle sue aspettative l’aveva destabilizzata.

«Carola, benvenuta» disse lui prendendole una mano e facendole segno di entrare con l’altra.
Carola avanzò, entrando nello studio ed abbassando appena lo sguardo, si sentiva leggermente in imbarazzo davanti a quell’uomo.

«Mi perdoni, ho bisogno di qualche istante per mettere via questo materiale e prendere il suo.»
Dicendo questo l’astrologo sparì dietro una porta posta nell’angolo della parete alle spalle della scrivania. Lo studio era molto curato, una grande libreria bianca era ricolma di libri, intervallati soltanto dalla comparsa di alcune piante. Dietro di lei una grande finestra lasciava entrare la luce del sole, inondando la stanza di un’atmosfera carica di speranza.
Alla sinistra della sedia dove si era accomodata Carola vi era la porta da cui era entrata e di fianco un piccolo divano color antracite adornato da splendidi cuscini color smeraldo. Su ognuna delle quattro pareti si scorgevano i disegni di tre segni zodiacali, ognuno in una posizione piuttosto strana, alcuni addirittura semi coperti dal mobilio, altri invece ben in vista. Ognuno era di colore diverso e Carola notò che, per quel poco che sapeva di astrologia, ogni colore rappresentava piuttosto bene il segno stesso.
L’astrologo sopraggiunse poco dopo, in una mano reggeva una tazza fumante, nell’altra una cartellina di cartone del colore preferito da Carola.

«Eccomi, scusi se l’ho fatta attendere. Ecco, questa è una tisana che ho preparato seguendo le sue preferenze mostratemi dal suo tema natale ed in base a quali fossero I suoi organi bersaglio, sono sicuro che le piacerà e la farà sentire meglio. Su questo foglietto le ho appuntato le componenti della miscela, così potrà tenerli a casa se lo desiderasse. In questa cartellina invece ci sono alcuni documenti che resteranno in suo possesso, come la stampa del suo tema natale, alcuni appunti sui momenti più salienti in base ai transiti futuri ed altri su determinate sinergie astrali che definisco alcuni aspetti del suo carattere, a parar mio i più importanti su cui lavorare. Bene, direi che possiamo cominciare. Come sa il mio nome da astrologo è Pitagora, il grande matematico ed astrologo di un tempo. Purtroppo lo pseudonimo è necessario poiché alcuni clienti diventano un po’ ossessivi… in questo modo tutelo un minimo la mia privacy.»

Carola afferrò la tazza e sorseggiò appena la tisana calda offerta. Mentre ascoltava attentamente Pitagora, si sentiva profondamente imbarazzata. Quell’uomo, così bello ed affascinante aveva perfettamente capito i suoi gusti, li aveva letti nel suo tema natale, insieme con le sue debolezze. Carola si sentiva scrutata a fondo e la cosa non le dispiaceva fintanto che era lui ad osservarla, allo stesso tempo provava vergogna per questi pensieri. Inoltre la sua attenzione si era focalizzata sugli occhi scuri e profondi dell’uomo, lasciando poco spazio all’attenzione per le sue parole. Lui però, che aveva sicuramente capito l’interesse che aveva suscitato in Carola, aveva voluto mantenere quel muro di distacco, presentandosi con quel buffo pseudonimo che si trovava sul sito internet da cui aveva prenotato.
Carola chiuse gli occhi un solo attimo, e si obbligò a riprendere il controllo di se stessa ed a frenare la fantasia, non doveva coprirsi di ridicolo. Sarebbe diventata glaciale e non si sarebbe più distratta.

«Perfetto, tutto chiaro. Le chiedo solamente di poter essere più preciso possibile poiché non ho nozioni astrologiche di nessun tipo se non l’oroscopo su Donna Moderna, perciò la prego sia paziente con me.»

«Certamente, non si preoccupi, sarò il più preciso impossibile, inoltre non si preoccupi a chiedere delucidazioni rispetto a quanto ascolterà.» disse Pitagora sfoderando un sorriso tanto dolce quanto affascinante. Carola pensò che vederlo sorridere lo aveva reso ancora più bello e interessante.

«L’aspetto direi più importante del suo tema natale è l’opposizione tra la Luna e Plutone. Questa caratteristica di nascita la rende una persona molto sensibile a tutto ciò che riguarda l’ombra. In qualche modo lei assomiglia ad uno Scorpione, ha bisogno di scavare, di sprofondare nell’ombra, per poi uscirne più forte di prima. Plutone infatti, è il pianeta dell’oscurità, dell’occulto, di tutto quello che non si può percepire attraverso i sensi. La Luna invece, oltre ad esaltare le sue proprietà durante le ore notturne, rappresenta le emozioni e l’emotività. La situazione di opposizione la rende una persona sensibile alla notte e un po’ tormentata dalle sue emozioni, che spesso ritiene oscure o enfatizzate da pensieri ombrosi.  Nonostante ciò, osservo una splendida congiunzione tra il Sole e Marte, questo le dona un’incredibile forza. Per quanto lei possa cadere in basso, avrà sempre la forza di rialzarsi.»

Carola si sentiva un po’ frastornata, era la prima volta che qualcuno le diceva in faccia una verità così profonda e così difficile per lei. Nonostante lo scetticismo, la corazza dura su cui tanto aveva lavorato, la notte aveva sempre portato con sé grandi o piccoli tormenti. Tormenti che per anni erano rimasti privi di una risposta, immersi in un mare di “non lo so”, tanto dolorosi da farle decidere, alla fine, di provare a non sentirli più, a ignorarli ed oggi, invece, qualcuno le stava dando delle risposte.
Senza che se ne accorgesse Carola iniziò a piangere, calde e per troppo tempo trattenute, lacrime iniziarono a rigarle le guance, fino a scivolare giù, picchiettando sul piano della scrivania.
Carola provò una sensazione intensa e liberatoria, sentì come se qualcosa dentro di lei, qualcosa che aveva trattenuto a lungo, rompesse gli argini ed iniziasse a fluire in modo violento e rapido dentro di lei.
Straordinariamente non si sentì a disagio nel provare e mostrare quelle emozioni ad uno sconosciuto, perché quell’uomo la faceva sentire accolta ed accettata, quasi amata.

Carola e l’astrologo parlarono a lungo, toccarono molti argomenti e l’appuntamento fu costellato di momenti commoventi ed altri divertenti. Pitagora le spiegò anche perchè faticava così tanto a trovare una persona adatta a lei. La sua Venere era in esilio, inoltre isolata e la casa delle relazioni pubbliche, vuota. Insomma Carola era una donna che pretendeva dai suoi amici e partner qualcosa di profondo e unico. Una caratteristica piuttosto difficile da trovare nella popolazione di quell’epoca, così cieca e digiuna di emozioni, così esaltata dall’apparire e spaventata dall’essere.
Eppure Pitagora aveva fatto breccia, ogni minuto che passava era per Carola un piccolo regalo. Avrebbe voluto conoscerlo meglio, fuori dallo studio.
Il loro tempo era ormai giunto al termine, Carola aveva imparato di sé moltissime cose, ed oggi era capace di riconoscerle e di dar loro un nome. Ma era anche triste di dover salutare Pitagora, il suo viso dolce e la sua voce sensuale.

«Bene Carola, spero sia stata un’esperienza piacevole! Mi raccomando, si ricordi di portare con sè il suo materiale.»

«Si, certo non dimenticherò nulla. In senso ampio, direi. È stato tutto davvero inaspettatamente bellissimo… Vorrei sapere se fosse possibile tornare ancora, non so, magari tra un po’ di tempo…»

«Oh si, certo! Di solito una lettura all’anno è più che sufficiente, giusto per avere un po’ di conoscenze su ciò che ci attende e su quali aspetti del nostro io avremo maggiori sollecitazioni.»

Mentre Pitagora dava a Carola queste informazioni, lei si rivestì, indossò il suo trench e liberò I capelli, lunghi, dall’incollatura del soprabito. Prese in mano il materiale e fissò l’astrologo con intensità e naturalezza. Era strano e forse folle, ma si sentiva tremendamente “a casa” con lui.
Pitagora ricambiò il suo sguardo, rimanendo in silenzio. Poi estrasse da un cassetto o della scrivania un biglietto e lo porse a Carola.

«Lei ha un Plutone molto forte, in una posizione di estrema sensibilità verso le intuizioni e verso il mondo invisibile. Oltre ad altre sue caratteristiche, questo la classifica come una potenziale bravissima astrologa. So che è molto improvvisa la mia offerta, ma sarei grato di farle da maestro. Il mio nome è Henry, sul biglietto trova i miei riferimenti…»

Carola guardò il biglietto e poi l’astrologo, per poi passare ancora sul biglietto. Non sapeva bene come classificare l’invito e di certo non aveva una risposta chiara alla domanda che Henry le aveva posto, ma era incredula e felice. Quel biglietto rappresentava un inizio, Carola non sapeva ancora se di tipo professionale, ricreativo o romantico, ma era un inizio.
Carola guardò Henry con sguardo interrogativo, inclinando leggermente il viso, come a chiedere una spiegazione più chiara.                                                                                                                                                      

«Oh certo, è un invito piuttosto strano, ma ci pensi su, d’accordo? In ogni caso, qualunque sia la sua risposta, mi piacerebbe se lei mi chiamasse, ecco…»

Henry pronunciò la frase lasciando scorgere a Carola un po’ del suo vero io, l’abito, di ottima fattura e ben cucito addosso ad Henry del saggio Pitagora si era appena un po’ allentato davanti a lei, lasciando vedere un lieve rossore sul viso. Carola pensò che fosse davvero adorabile.

«Non ho ancora una risposta, Henry, ma io adoro gli inizi e questo, comunque sia, non me lo perderò di certo!»

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