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La Dama della Ombre – Capitolo 3

L’aria del pomeriggio era calda, il sole era alto nel cielo e la casa si stava svegliando. Era passata una settimana dal giorno in cui Mariko aveva trovato la bimba dei Figli delle Ombre tra i vicoli maleodoranti della periferia di Malone.
La città sorgeva alle pendici della montagna sacra Evolve, luogo dove, secoli prima, era comparsa la prima Sacerdotessa della Rhugiada, ed oggi luogo sacro della capitale, che distava appena un giorno di viaggio. Malone era rimasta una città legata al Credo, anche per questo vi si trovavano ancora fanatici della Setta dei Ripulitori, oltre ai molti pellegrini che ogni anno si recavano in visita al tempio che si trovava sulla cima della montagna. Il tempio era un luogo molto importante per i riti svolti dal credo e a volte, l’intera famiglia reale vi si recava per assistere alle festività più importanti. Anche questo aveva contribuito, e contribuiva tutt’ora, alla fortuna e fama di Nettare d’Uva e delle sue dame.
Mariko aveva presentato alle dame della casa la piccola, ma non tutte erano felici di avere questa nuova compagnia. Alcune ne avevano paura, altre temevano ripercussioni, non solo sociali, ma anche in ambito lavorativo, a causa della sua etnia; Mariko però, era l’unica della casa ad aver frequentato qualche volta i banchetti reali e sapeva bene quanto fossero ricercate le donne appartamenti ai Figli delle Ombre. Alcune erano state tanto amate da essere inserite nella corte stabile del Re come concubine, ma con il tempo era diventato sempre più raro trovare qualcuno appartenente a quella razza che fosse di sangue puro. E la piccola lo era. Aveva davvero, se avesse seguito i consigli di Mariko, ottime possibilità di diventare una dama molto potente e rispettata.
Adesso però la priorità assoluta era far parlare la bambina…una dama muta non avrebbe avuto molto successo.
Mariko entrò in camera portando con sé la colazione appoggiata su un piccolo vassoio. La bimba si era svegliata ed aveva sistemato il giaciglio come le aveva spiegato Mariko. Nonostante avesse solo quattro anni era estremamente intelligente e molto rapida nell’apprendere.

Consumarono la loro colazione insieme, in silenzio, tra loro erano nati timidi sorrisi. Mariko sapeva bene quanto sarebbe stato lento l’evolversi del loro rapporto, d’altronde lei non poteva sostituirsi alla madre biologica della bambina e questo lo sapevano bene entrambe. Erano compagne che condividevano lo stesso destino, le loro vite intrecciate. Mariko sapeva di aver poco da offrire a quella vita appena germogliata, ma avrebbe fatto il possibile affinché potesse, un giorno, fiorire.
Mentre Mariko sistemava i suoi abiti per la sera, la bimba giocava con bambolotti realizzati per lei da Mariko con scampoli di vecchie stoffe trovati in fondo alla cassapanca. La bambina era lì, seduta sul pavimento, nelle mani i fantocci di stoffa ondeggiavano leggermente attraverso i movimenti della bambina, che d’un tratto rivolta alla bambola, disse «Come ti chiami?»
Mariko si voltò a guardarla, in silenzio, cercando di non farsi notare, per paura di rovinare quel momento tanto prezioso, intanto la bambina continuò rispondendo «Shizuka».
Eccolo, il nome della bambina! Finalmente lo conosceva, finalmente sapeva che la piccola non aveva problemi, poteva parlare e diventare una splendida dama.
La piccola Shizuka non aveva deluso le sue aspettative ed aveva parlato, lasciando intravedere il suo possibile futuro, ora taccava a Mariko non deludere le aspettative e mantenere la promessa che aveva fatto a sé stessa e alla Madre ottenendo l’affido della bambina. Doveva entrare nella corte reale.

Erano trascorsi ormai molti giorni da quando la piccola Shizuka aveva cominciato, pian piano a parlare. Sia la Madre che le Dame della casa erano felici di sapere che Shizuka non era muta; nonostante non fosse ben vista da tutti, era una bambina molto buona, che sapeva farsi amare. Passava la maggior parte del suo tempo nella stanza di Mariko, ma da quando aveva cominciato a parlava restava più volentieri nelle aree comuni ed incominciò ad aiutare in qualche piccolo lavoro imitando le sue compagne. Era brava ad osservare gli altri e a rifare gli stessi gesti in modo molto preciso. Mariko iniziò a sfruttare questo talento di Shizuka cominciando, già in tenera età, l’addestramento necessario a debuttare come Dama. Perciò, quando Mariko si trovava con Shizuka, poneva attenzione alle movenze, rendendole ancora più eleganti, riprese anche ad allenarsi nella memorizzazione delle poesie classiche e nella loro composizione, seppur sporadicamente. Accompagnava alla recitazione delle poesie piccoli passaggi delle danze tradizionali. Imparò a farlo sembrare un gioco cosicché fosse piacevole esercitarsi ed allenare Shizuka. I momenti felici insieme crebbero ed il loro legame si rafforzò. Dopo due mesi, Shizuka sapeva padroneggiare bene un buon numero di poesie e di passi di danza. Mariko era solita portare con sé Shizuka nelle sue passeggiate mattutine. Evitava accuratamente i vicoli della periferia che lambivano la casa, al contrario si dirigeva ora a nord, verso la montagna di Evolve, dove Shizuka poteva correre liberamente lasciandosi sfiorare la pelle dal sole e godendo del profumo dell’erba e degli alberi.

Purtroppo non era che un’ora o poco più al giorno, ma Mariko non voleva correre il rischio di attirare l’attenzione su Shizuka, almeno non fino al momento giusto, quando avrebbe avuto la protezione della corte reale. Nei mesi trascorsi dal ritrovamento di Shizuka, Mariko aveva iniziato a negarsi a tutti i banchetti non abbastanza prestigiosi, ed aveva opportunamente detto alle persone giuste che aveva intenzione di nobilitare la sua posizione. Come previsto, la voce si sparse in fretta ed il suo compenso iniziò a crescere; ora doveva procurarsi l’invito a Corte e c’era solo una persona che poteva fornirglielo. Si trattava del Ministro Karlack, terzogenito dell’omonima famiglia, Signori della Regione di Otolksh confinante con la Regione Reale. Grazie all’appoggio della sua famiglia, Karlack era riuscito ad accaparrarsi una buona posizione nel governo centrale ed era l’unico che gravitasse nella corte reale e che avesse abbastanza potere da permetterle di entrare con un invito formale. Mariko doveva giocare bene le sue carte. La sua occasione per incontrare il Ministro Karlack si sarebbe tenuta qualche giorno più tardi, quando Mariko avrebbe partecipato al banchetto indetto in onore della famiglia Loredan, che aveva fissato la data per il matrimonio tra Desdemona Loredan, prima figlia ed erede della regione e Willei Dansey, terzogenito della famiglia regnante nella regione di Green Landing.
Mariko avrebbe impiegato due giorni in carrozza per raggiungere la regione dei Loredan dove si sarebbe tenuto il banchetto. Questo richiedeva un cospicuo esborso di denaro, ma non poteva mancare, doveva assolutamente parlare con il Ministro Karlack e solleticare la sua malizia e curiosità per assicurarsi una possibilità di entrare a corte; inoltre sarebbero stati presenti il fratello del Re e la deposta Sacerdotessa della Rhugiada, due personalità centrali a corte.
La Madre ovviamente decise di partecipare alle spese solo per metà del necessario, era un appuntamento importante anche per la Casa. La presenza di Mariko al banchetto avrebbe portato lustro alla casa. Purtroppo però sarebbe stato troppo costoso per le finanze della casa sostenerne tutti i costi, così Mariko decise di coprire il resto dei costi con parte del suo onorario per la partecipazione. Sapeva bene che le era indispensabile risparmiare più che poteva per sostenere i futuri costi dell’inserimento di Shizuka a corte, perciò noleggiò una vecchia carrozza su cui avrebbe viaggiato in anonimato e che l’avrebbe condotta fino a mezza giornata dalla capitale della regione dei Loredan. Da lì, sarebbe salita su una seconda e molto lussuosa carrozza con cui sarebbe entrata nella città. Una volta all’interno delle mura cittadine, come ogni Dama che si rispetti, avrebbe soggiornato nella più famosa casa di piacere.
Anche il suo vestito doveva essere splendido ed assolutamente mai visto. Mariko però non voleva eccedere, così si fece risistemare a nuovo alcuni vecchi abiti, con nuovi decori e drappi di tessuti preziosi, così che nessuno avrebbe potuto farle alcuna critica.

La sera della partenza Mariko raccomandò a Shizuka di tornare subito nella loro stanza appena finito di cenare, inoltre una dama, amica di Mariko, le avrebbe fatto compagnia, per quanto possibile. Shizuka non era affatto felice di essere lasciarla da sola, erano passati solo sei mesi da quando si erano incontrate e per la piccola, Mariko era l’unico punto di riferimento, l’unica di cui si potesse fidare.
Mariko si accovacciò al suolo per poter guardare Shizuka negli occhi. Occhi come grandi mandorle nere, riflettenti e calmi come l’acqua di un lago ma allo stesso tempo profondi ed imperscrutabili.
«Shizuka, tesoro mio, non vorrei lasciarti, non vorrei dovermi allontanare da te, ma devo farlo, per il nostro bene, per il tuo, per permetterti di avere una vita. Non starò via molto e al mio ritorno faremo tanti bellissimi giochi. Quando sarai più grande ed abile in tutti i nostri giochi, allora potremo andare insieme ovunque. Adesso devi essere forte e stare con Terri, lei si prenderà cura di te e diventerete ancora più amiche.»
Mariko aveva parlato con il cuore e fatto del suo meglio per calmare la piccola, ma non sapeva se lei avesse davvero compreso, dopo tutto lei non era nessuno per quella bimba spaventata.
«Mmmmh…» Shizuka emise un debole lamento ed aggiunse «Va bene mamma».
Il cuore di Mariko quasi si fermò prima di esplodere in un fuoco d’amore, gli occhi le si colmarono di lacrime di gioia, allargò le braccia ed abbracciò il corpicino esile di Shizuka, che un poco incerta contraccambiò. Era la prima volta che Mariko si sentiva tanto amata e tanto scaldata da un amore così puro e sincero, che non chiedeva nulla in cambio. In quel momento più che mai si ripromise di rendere quella bambina felice, e per farlo era disposta a sacrificare qualunque cosa.

Accomiatatasi da Nettare d’Uva Mariko partì. Era sola e per la prima volta sarebbe stata sola in un luogo tanto distante da casa. Aveva tentato di strappare un invito per qualche altra dama della casa, così da essere accompagnata da qualcuno, peraltro avrebbe potuto avere un ritorno d’immagine positivo, ma la Madre della casa che si occupava dell’organizzazione non ne volle proprio sapere. Mariko avrebbe avuto due giorni di viaggio per pensare alla sua strategia d’attacco, ma sapeva già bene quali passi avrebbe dovuto fare. Le serviva il favore del Ministro Karlack più di ogni altra cosa e sapeva bene cosa avrebbe dovuto cedere in cambio. Durante quella serata avrebbe dovuto conquistarsi il favore dei membri stabili della corte reale, pedine fondamentali per l’attuazione del suo piano.
Il viaggio fu lungo e duro, e i due conducenti si erano dovuti dare il cambio per poter viaggiare giorno e notte e i cavalli erano stati sostituiti per tre volte. Era estremamente disdicevole per una Dama della sua levatura farsi vedere a bordo di quel genere di carrozza, per di più da sola. Per fortuna i due conducenti erano fidati, Mariko non correva rischi. Arrivarono al punto di ritrovo con la carrozza ufficiale in perfetto orario. Non appena si fermarono, Mariko prese uno specchio dal suo baule per controllare il suo aspetto. Il suo viso denotava evidenti segni di stanchezza, per quanto avesse cercato di dormire durante le notti, la carrozza aveva sobbalzato intensamente impedendole di riposare a dovere costringendola ora a doversi sistemare prima di poter proseguire.
Chiese al nuovo conducente ed all’accompagnatrice da lei richiesta di aspettare qualche minuto prima di ripartire. S’inginocchiò nella lussuosa carrozza foderata di velluto e cominciò a truccarsi, cercando di mimetizzare i segni della stanchezza. L’accompagnatrice da lei richiesta era piuttosto brutta e durante quell’attesa provò di tutto per suscitare l’interesse del conducente, ma con scarsi risultati. Mariko pensò che quella ragazza stesse sbagliando tutto nell’approccio tentato verso l’uomo, infatti, non bisogna mai dimostrarsi troppo interessate, o si finirà per essere solo usate come oggetti di scarso valore.
Mentre Mariko perfezionava il suo lavoro, si accorse come lei fosse diversa da quella donna. Mariko aveva studiato, era elegante ed istruita sul mondo dell’amore e del piacere, sapeva bene come approcciare un uomo e come fare ad indurlo ad agire per raggiungere i suoi obiettivi. Tra la gente ordinaria non era raro trovare ragazze facili e del tutto ignoranti in fatto di uomini, eppure provava un tale disgusto per il tono civettuolo e ruffiano che quella donna continuava ad usare con l’uomo. Inoltre adesso lui era al corrente del potere che aveva verso la donna e di sicuro non avrebbe tardato ad usarlo.
«Adesso però fammi vedere qualcosa di bello, girati e spogliati!» sentì dire Mariko dall’uomo. Pochi attimi dopo si udirono risatine e ansimi. Mariko non poteva sopportare oltre.
Uscì dalla carrozza furiosa, trovandosi di fronte l’uomo che con una mano si stava trastullando e con l’altra stava toccando con forza una natica della donna, piegata in avanti e con la veste tirata su.
«Che cosa diavolo state facendo! Credete forse che vi sia permesso comportarvi così?»
I due sussultarono, voltandosi verso Mariko, che continuò «Tu leva subito le tue mani da lì! Che schifo, vi sembra di rendere un buon servizio? E tu, cosa pensavi di ottenere comportandoti così? Non capisci che ti avrebbe solo usata, a lui non importa nulla di te.»
«E allora? Mi sarei divertita anche io» ribatté la ragazza, visibilmente scocciata di essere stata interrotta e inoltre ripresa per il suo comportamento.
«Sei orgogliosa di comportarti come una puttana? È questo che vuoi? Essere usata?» sfuriò ancora Mariko, che non riusciva a comprendere il comportamento della ragazza. Non avrebbe voluto dilungarsi, ma non riusciva a trattenere la collera e il disgusto.
«Anche voi lo siete.» rispose la donna «E non potete nemmeno comportarvi come vi pare, costretta come siete a dover lusingare i vostri importanti clienti.»
Mariko esitò un attimo nel rispondere, purtroppo aveva ragione.
La ragazza, galvanizzata dal silenzio della dama, continuò «E poi se il sesso per te fosse stato un così grosso problema, saresti potuta diventare aspirante sacerdotessa di Rhugiada visto che quantomeno siete bella.»
La voce di Mariko si fece più calma, ma lasciava trasparire la rabbia che continuava a provare «La verità è che non ti diverti affatto. Ti getti solo nel fango, ti fai solo usare. Ti fai trattare come merce di poco valore, fino a perderlo del tutto. Vi segnalerò alla mia casa, con noi non lavorerete più. Inoltre, vista la vostra scarsa professionalità avrete solo metà di quanto pattuito. Ora salite e sbrighiamoci, siamo in ritardo.»

Mariko aveva fatto la spavalda, ma in realtà era terrorizzata. Le Dame venivano addestrate a fronteggiare situazioni di quel genere, ma viverle era molto diverso dal simularle.
La carrozza era ripartita, Mariko sentì i due conversare ancora «Lascia stare quella bigotta, poi continuiamo non è vero?» chiese la ragazza usando di nuovo quel fastidioso tono stucchevole.
«Dopo la figuraccia che mi ha fatto fare è il minimo! Visto che prenderò la metà almeno risparmierò sul costo delle puttane. Ma devi essere brava e fare quello che voglio io. E non starmi appiccicata, fai schifo.»
Quella ragazza stava ricevendo ciò che meritava: finché non avrebbe capito il suo valore, nessuno l’avrebbe mai rispettata o amata. Eppure, le parole che aveva rivolto a Mariko l’avevano turbata poiché aveva detto il vero, anche lei era una puttana. Conosceva molte arti e sapeva farsi desiderare da uomini che le permettevano di vivere bene e raggiungere i suoi scopi, ma tolti i pizzi e i lustrini rimaneva solo la verità. Era una puttana. Questa consapevolezza la riempiva di dolore, non era altro che un gingillo, soggetto alle mode e alle fluttuazioni dei desideri di uomini boriosi. Ma d’altra parte, cosa poteva aspettarsi lei, che era stata rifiutata anche dal Nuovo credo. Una donna doveva avere due requisiti per poter entrare tra le aspiranti sacerdotesse di Rhugiada: o era molto bella, o era la figlia di una nobile famiglia. Ogni famiglia nobile era infatti obbligata a “donare” la prima figlia femmina, o la seconda se la prima avesse ereditato il controllo della regione, al Nuovo credo. Infatti, ad ogni generazione veniva scelta tra le aspiranti sacerdotesse quella che sarebbe divenuta la nuova sposa del Re. E questo accadeva ad ogni singola generazione, poiché nella casa reale nascevano solo figli maschi. Questa era per il resto della popolazione, la dimostrazione della loro legittimità a regnare su tutte le Regioni del continente.
Mariko era stata rifiutata da tutti, e ne portava addosso le cicatrici, ma ora doveva solo pensare a come mettere al sicuro il suo futuro e quello di Shizuka. Solo questo contava.
Si scrollò di dosso quei cupi e logoranti pensieri e si mise a guardare, fuori dal finestrino della carrozza, il mondo che lento scorreva sotto di lei. La città di Areal piano piano diveniva più fitta, lasciando fuori i campi e le foreste e sull’orizzonte più lontano scintillava il mare.

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