D’un tratto tutto si fermò.
Era il 9 marzo del 2020 e “qualcuno” schiacciò quel tasto sul telecomando dell’umanità. Quello che ferma l’immagine, lì, lasciandola così, in attesa. E’ molto diverso da quando si spegne il televisore perchè in quel momento arriva la fine, che sia giusto o sbagliato è così. E’ finita.
Ma con il fermo immagine la fine non arriva, qualcosa, molto molto lentamente scorre. Tutti restano in attesa di ripartire, convinti che la ripartenza ci sarà. E sarà davvero così, perché questa è la promessa silenziosa del fermo immagine, che ti guarda giocondo dicendoti “Ehi, non è la fine, è solo una pausa, stai sereno!”
In quella pausa però, le nostre vite sbiadiscono. E tante, troppe, si spengono.
All’inizio cerchi di tenere alto il morale, seppur smarriti ci sentiamo uniti. Chi? Bè ma tutti noi, tutti i popoli, noi esseri umani. Ci sentiamo parte di qualcosa di grande, capaci di fare la differenza, come nei migliori film americani e non. Ci sentiamo salvatori, alcuni lo sono davvero, e vivono un inferno che ai più è solo mostrato attraverso uno schermo. Ora tutto passa da uno schermo. Quello è la nostra vera finestra sul mondo, perchè dalle finestre vere si percepisce solo l’immobilità di un eterno momento che si ripete. I giorni si confondono, i sentimenti si affievoliscono, il corpo si intorpidisce.
Il mondo, il resto del mondo, rifiorisce. Con ironia gli umani assistono ad una rinascita di animali, piante, del pianeta, conseguente alla loro assenza. Il bello torna a fiorire ad ogni angolo, anche nei ghetti, anche nelle fabbriche. Tutto si ammanta di incanto.
C’è un non so che di ironico in questo, la vita quasi ci sta gridando che non abbiamo ancora capito qualcosa di fondamentale per far parte di questa magia chiamata vita, ma noi siamo troppi intenti a contare quante volte il nostro vicino porta fuori il cane, o al runner che non corre veloce come dovrebbe, visto che si allena.
Come sempre arriva l’estate e tutto si copre di entusiasmo, viviamo nella presunzione di averla scampata, di essere stati eroi capaci di salvare le sorti dell’umanità. Forse per qualche secondo tutto ha ripreso a scorrere. Barlumi di una nuova vecchia realtà che però si stava già contraendo, ancora, fino a chiudersi.
Siamo di nuovo fermi, non proprio come prima, ma la piaga non si ferma, anzi accelera, tutti perdono
C’è chi perde un familiare.
C’è chi perde il lavoro.
C’è chi perde la speranza.
TUtti perdiamo il nostro tempo. Tutti siamo costretti ad aspettare che la situazioni migliori. I giorni di fanno mesi, i mesi stanno facendo gli anni e siamo qui, a guardarci tra noi impauriti.
L’altro è un potenziale nemico, eppure mi serve, ma lo temo.
Tutti stiamo guardando la nostra vita scorrere cercando di tenerla come si può insieme.
Qualche volta, ognuno di noi ha pensato: “Che momento del cavolo per vivere!” Abbastanza mi dico, se guardo indietro ogni generazione, chi più chi meno, ha avuto la sua gatta da pelare. ALcune generazioni più di una. Ma quando leggi gli eventi su un libro di storia, per quanto arricchito da storia in prima persona, restano un velo di distacco. Qualche storia è emersa perchè si possa ricordare, alte sono rimaste nell’ombra. Quando i nostri nipoti studieranno questi anni sui loro libri di storia, saranno le nostre vite a essere trascorse nell’ombra?
Esisteranno ancora libri di scuola?
Riusciremo a ricostruire una società, un equilibrio? Capiremo davvero la lezione? Saremo capaci di far parte del respiro del pianeta?
Non ho risposte, solo ansie. La mia vita immobile mi costringe a provare a far tacere la mia mente che grida che così non va. Che la vita ha bisogno di movimento, eppure intorno a noi tutto è fermo, o si muove appena. Tutto sbiadisce e cerco piacere nelle piccole cose, anche se a volte è dira. E’ dura studiare davanti ad uno schermo, è dura non vestirsi, è dure vedere sempre le solite poche persone (e meno male che ci sono) è dure ascoltare chi ha paura, è dira provare a stare sereni, è dura consolare chi ha perso qualcuno, E’ dura sapere che soluzioni non ce ne sono.
Mi ripeto che devo avere fede, che tenero cullare nel cuore l’idea che vada bene così, anche se non lo capisco, anche se fa male. In qualche modo devo fidarmi della vita e viverla comunque, nonostante il suo incedere lento, nonostante tutto.
Ogni tempesta passa, passerà. E io avrò la forza che serve. Io come ognuno di noi, Ripetiamolo a gran voce e allora la forza si farà più potente. E quando giungerà la nuova alba saremo in grado di guardarla ammirati, sentendoci fratelli tra noi e con tutti gli essere della Terra, capaci di costruire un domani migliore, in un mondo migliore.