Questo è il titolo che ha scelto Giorgio Amitrano, direttore dell’Istituto italiano di cultura di Tokyo, nonché docente all’università di Napoli “ L’orientale”, per il suo saggio sul Giappone.
Ultimamente ho deciso di rileggerlo, in vista della conferenza che si terrà a Genova presso palazzo Reale grazie al lavoro di organizzazione svolto dall’Associazione DEAI.
Questo libro e quest’uomo, sono capaci di pizzicare le corde più intime della mia anima, proprio come un musicista fa con il suo strumento a corde.
Amitrano è stato davvero capace, a mio avviso, di cogliere l’essenza più autentica del Giappone nella sua poliedrica complessità ed in questo libro, che lui ha deciso di intitolare Iroiro appunto, traspare tutto l’amore che il professore nutre per il Giappone.
Il libro si apre con la spiegazione di Amitrano del perché Iroiro, che in giapponese significa multicolore, vario, dalle mille sfaccettature; per proseguire con ricordi, elencati senza un ordine cronologico, dei suoi viaggi, dei suoi studi, della sua vita. L’idea che mi ha dato è quella di una grande casa, con mille finestre, che ogni tanto si aprono e invadono lo spazio di luce, di profumi, di scorci. È inevitabile restare incantati dagli scenari che l’autore propone, che come fiori di ciliegio durante lo Hanami mantengono intatta la loro poesia anche durante le tempeste.
Leggere questo libro è stato come ritrovare il mio Giappone negli occhi di qualcun altro. Un altro, che come un amico di lunga data è capace di provare sentimenti veramente molto simili ai miei.
Vi è un passaggio nel libro in cui Amitrano afferma come si sia sempre sentito a casa in Giappone, più che in Italia. Questo passaggio mi ha colpito, perché quando andai in Giappone per la prima volta, mi capitò qualcosa di analogo. Il ricordo è ancora vivido in me. La giornata volgeva al termine, la luce e il calore di settembre erano ancora vivi e palpabili, tutti noi eravamo stanchi e decidemmo di tornare in albergo. In nostro hotel si trovava a Shinjuku, un quartiere centrale che mi è, per mille motivi, particolarmente caro. Prima di rientrare decidemmo di fare un giro nei pressi dell’uscita sudest della stazione della metro di Shinjuku, che è enorme, come un mondo nel mondo, giusto per far arrivare l’ora di cena. Girovagando finimmo in una piazza, con dei gradini, di fronte a noi un incrocio, al centro un grande palazzo con la facciata verde pisello, illuminato si stagliava netto sullo sfondo grigio della città che digradava in lontananza. Mi bloccai, inspirai in profondità l’aria di Tokyo, chiusi gli occhi un attimo e pensai: “Sono qui. Sono proprio dove dovrei essere.” Nacque in me un sensazione così forte di felicità mista a nostalgia che non seppi trattenere le lacrime. Mi sentii come travolta da un’onda potentissima. Un signorina gentile mi porse un pacchetto di fazzolettini omaggio, con stampata una pubblicità. Io riuscì solo a prenderlo in mano, tremolante. Una compagna di viaggio mi chiese: «Ehi, come ti senti? Stai bene?»
Io mi voltai, il volto rigato di lacrime «Io… sono tornata a casa.»
Fu davvero un’esperienza unica, che resterà sempre nel mio cuore. Perché il Giappone è davvero una parte del mio cuore, non so spiegarlo né motivarlo, è qualcosa che trascende la razionalità. È amore.
Per questa e molte altre similitudini che ho trovato nel descrivere e vivere il Giappone secondo Amitrano, mi sento non solo di consigliare il libro a chi già ama il Giappone, ma anche a chi non è ancora venuto a contatto con questa cultura straordinaria.
Il mio invito sincero è di aprire IroIro e lasciarsi coccolare dalla dolcezza delle esperienze raccontate da uno straordinario autore, conoscitore di un Giappone moderno, ma anche lontano, appartenente all’era pre-digitale, dove google non c’era e le informazioni dovevi andare a cercare sul campo.
Per ri-scoprire un Giappone romantico, esotico, tecnologico e tradizionale che vi lascerà una dolcezza ed una delicatezza nel cuore che solo Amitrano e la sua esperienza può donarvi.